La crisi delle Humanities

In un momento storico in cui le scienze umanistiche appaiono ovunque in crisi abbiamo deciso di riprenderci lo spazio per una riflessione rigenerante, raccogliendoci intorno a una sfida: immaginare esperimenti e modelli nuovi per connettere le conoscenze. Un tempo confinate nei territori delle singole discipline, oggi le conoscenze circolano in uno spazio aperto e reticolare di relazioni dove media, memorie e orizzonti cognitivi, anche diversissimi, non smettono di contagiarsi. Quale ruolo può svolgere l’università in questo nuovo contesto? Di quali nuovi strumenti, metodologie e competenze abbiamo bisogno? È possibile immaginare una formazione davvero interdisciplinare e integrata? Siamo convinti che a tali domandi si possa trovare risposta solo mettendo assieme competenze, esperienze e sensibilità intellettuali diverse, esplorando con più sguardi le pratiche e le dinamiche della cultura, i processi in cui i dati culturali vengono elaborati, riprodotti e trasmessi. New Humanities tenta di fare questo proponendo sette progetti su tematiche interdisciplinari che vedono l’interazione fra studiosi provenienti da ambiti e orizzonti diversi, ma uniti nella consapevolezza che il tempo della “due culture” appartenga ormai alla preistoria delle scienze.

Materiali, strumenti e progetti per una riconfigurazione delle scienze umane

Progetto internazionalizzazione Università Roma Tre

Technology alone is not enough. It’s technology married with liberal arts, married with the humanities that yields us the results that makes our hearts sing.

Steve Jobs

Il progetto che trova una sua prima concretizzazione in questo sito è frutto di una collaborazione interdisciplinare resa possibile da un finanziamento dell’Ateneo di Roma Tre per favorire l’internazionalizzazione. Il titolo originario che avevamo scelto per la ricerca – “Materiali, strumenti e progetti per una riconfigurazione delle scienze umane” – è stato poi trasformato nel più sintetico e più ambizioso New Humanities. Ma perché “nuove scienze umanistiche”?

Punto di partenza è proprio la crisi di quelle che chiamavamo scienze o discipline umanistiche. Crisi che è certamente un bene. Una crisi è un tratto temporale che separa una condizione da un’altra, nel nostro caso, un momento di sospensione da un assetto del sapere – della sua produzione rappresentazione comunicazione – che ha perso la sua ragion d’essere a un altro, che è ancora a-venire, che sarà basato su pratiche transdisciplinari (forse persino adisciplinari) e su un dialogo, che scopriamo sempre più inevitabile, tra le sempre più intrecciate soft sciences e hard sciences.

Insomma, questa crisi è una fase di passaggio e di rigenerazione verso una forma nuova di scienze umanistiche che dovrà inoltre accogliere la trasformazione profonda che l’ha provocata: dovrà cioè assorbire in maniera sistematica la rivoluzione digitale, il salto epistemico che essa ha generato, confrontandosi analiticamente con le nuove tecnologie di elaborazione di informazioni che hanno ridefinito metodologie di ricerca e rappresentazione in tutti i campi del sapere.

La nuova costellazione digitale ha favorito e quasi imposto, comunque resa indispensabile, una attitudine all’interconnessione interdisciplinare. La sfida è oggi quella di immaginare modelli inusitati per connettere modalità di produzione della conoscenza che con sempre maggiore insistenza evadono dagli steccati delle discipline tradizionali.

Nuovi pratiche interdisciplinari stabiliscono connessioni inedite, mettono in atto continui transfer e rispecchiamenti che rivelano come sempre più labili i confini tra quelle che furono le scienze della cultura e le scienze della natura. E producono un decentramento delle singole discipline.

L’ambizione del nostro progetto è di contribuire a una ridefinizione delle scienze umane a partire da questo decentramento, che spinge verso una loro modellizzazione quale spazio polifonico di saperi definiti da una tradizione ma aperti e bisognosi di scambi, oppure, se si vuole, quale rete interconnettiva che continuamente riposiziona i suoi nodi.

Penseremo il rapporto tra orizzonti conoscitivi diversi e che sempre più si diversificano al loro interno nei termini di un “pluralismo esplicativo”, confideremo cioè quegli orizzonti come livelli di descrizione differenti che possono co-evolvere, influenzandosi a vicenda. Il nostro progetto è quello di lavorare allo sviluppo di modelli di una tale interazione integrativa e coevolutiva tra saperi diversi tramite alcuni casi di studio che analizzano momenti di un contatto particolarmente produttivi o problematico tra scienze umanistiche e scienze naturali